
Istituto di Studi e Analisi Economica
IX RAPPORTO TRIMESTRALE ISAE
SINTESI PER LA STAMPA
"le previsioni per l’economia italiana"
18 luglio 2001
Le incertezze sullo scenario previsivo. Questo Rapporto trimestrale si colloca in una fase di incertezze e punti interrogativi sia sul quadro internazionale, sia su quello interno.
L’incertezza sul quadro internazionale deriva dal fatto che l’economia mondiale viene da un primo semestre di forte rallentamento; affinché si realizzino nei principali paesi i contenuti tassi di crescita stimati per quest’anno dagli organismi internazionali, occorre che nel secondo semestre emerga una svolta congiunturale.
I punti interrogativi si addensano anche sul quadro italiano, che condivide gli stessi elementi aleatori dello scenario internazionale. A ciò si aggiungono le implicazioni del cambio di Governo – con un mutamento della politica economica a metà anno – e il non fluido passaggio di consegne con il precedente esecutivo in materia di valutazione dei conti pubblici, con il conseguente forte aumento di incertezza, evidenziatosi nelle ultime settimane, circa le stime sullo stato effettivo della finanza pubblica nell’anno in corso. Una situazione d’incertezza che ha avuto ripercussioni sullo slittamento della data di presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria e che è praticamente durata fino al momento in cui il Rapporto ISAE stava per essere chiuso.
Questo Rapporto non può, dunque, incorporare una valutazione delle previsioni e degli obiettivi contenuti nel DPEF relativamente al 2001 e 2002. Esso illustra giudizi e stime a cui i ricercatori dell’ISAE sono giunti in modo indipendente, in queste settimane. La distanza più o meno ampia del nostro scenario rispetto a quello del DPEF può essere, quindi, considerata indicativa delle diversità e delle analogie della previsione ISAE a breve termine rispetto al quadro tendenziale e programmatico del Governo.
Le cifre dello scenario internazionale. Lo scenario internazionale assunto dall’ISAE a base della previsione macroeconomica 2001-02 sconta un graduale recupero, a riflesso della ripresa dell’economia americana e del rafforzamento della congiuntura europea. In particolare, nell’ipotesi di un lento miglioramento degli Stati Uniti nella seconda metà del 2001, l’aumento del PIL americano si collocherebbe nella media di quest’anno all’1,7%. Nel 2002, al 2,7% in media d’anno e sopra il 3% nell’ultimo trimestre.
Il recupero degli Stati Uniti dovrebbe produrre effetti benefici sulle altre principali aree ed economie. Unica rilevante eccezione è costituita dal Giappone, dove il PIL rimane praticamente stagnante quest’anno, per poi aumentare dell’1,2% nel 2002.
Nell’area dell’euro, grazie all’atteso recupero della domanda interna nella seconda metà dell’anno, la crescita del 2001 dovrebbe attestarsi al 2,2% (2,1% per l’euro-11). Si tratta di un tasso di sviluppo significativamente inferiore a quello che era atteso dall’ISAE all’inizio dell’anno (2,8% per l’euro-11 e 2,9% per l’euro-12). L’entità della revisione al ribasso effettuata rispetto alla previsione di gennaio (sette decimi di punto), superiore a quella operata per gli Stati Uniti (cinque decimi di punto), testimonia della severità della frenata registrata nella prima metà di quest’anno dalle economie europee. Nel 2002, il PIL dell’area euro, avvantaggiandosi degli attesi guadagni di ragioni di scambio e delle misure di sostegno dei redditi adottate dai Governi dei principali paesi, dovrebbe aumentare del 2,7%, come quello degli Stati Uniti.
Complessivamente, a riflesso di questi andamenti, l’area industrializzata crescerebbe quest’anno dell’1,7%, per portarsi nel 2002 a un tasso di sviluppo del 2,4%. Corrispondentemente, il ritmo d’incremento del PIL mondiale si attesterebbe al 3% nel 2001 e al 3,7% nel 2002.
Sul fronte dei prezzi internazionali, la situazione di sostanziale equilibrio che caratterizza il mercato petrolifero e l’efficacia della politica di controllo dell’offerta operata dall’OPEC dovrebbero favorire la stabilizzazione della quotazione del greggio nel range di riferimento assunto dall’OPEC (22-28 dollari a barile): nella previsione dell’ISAE, il prezzo del petrolio (qualità Brent) si collocherebbe a 26,6 e a 26,3 dollari a barile, rispettivamente nel 2001 e 2002.
Quanto al mercato dei cambi, la nostra ipotesi sconta un graduale recupero della quotazione dell’euro rispetto al dollaro. In particolare il tasso di cambio della moneta unica si collocherebbe nella media di quest’anno a 0,89 dollari (0,90 nella media dei primi sei mesi del 2001; 0,85 a inizio luglio). Il graduale apprezzamento si confermerebbe nel 2002, senza però raggiungere la parità col dollaro: nella media del prossimo anno la quotazione dell’euro risulterebbe di 0,93 dollari.
Economia italiana: un avvio migliore rispetto agli altri paesi europei. Nei primi tre mesi del 2001, l’economia italiana sembra avere retto all’urto del brusco rallentamento internazionale relativamente meglio degli altri paesi europei. La dinamica congiunturale del PIL si è mantenuta in linea con quella dei precedenti tre mesi ed è risultata superiore agli andamenti delle principali economie europee. L’evoluzione delle esportazioni è rimasta positiva, in presenza di sensibili flessioni delle vendite all’estero dei partner europei.
Ulteriori elementi che differenziano favorevolmente l’economia italiana rispetto ai partner europei, a inizio 2001, si riscontrano negli indicatori di clima di opinione degli operatori, rilevati dall’ISAE. La fiducia dei consumatori, in sensibile rialzo da marzo, ha raggiunto a giugno un massimo storico; nello stesso periodo, il clima di opinione delle famiglie europee è andato, invece, diminuendo. La fiducia delle imprese, pur declinando in misura marcata dalla fine dello scorso anno, ha mostrato in Italia a partire da marzo, qualche (ancora incerto) segno di stabilizzazione. I motivi di questa diversità della congiuntura italiana nei primi mesi del 2001, rispetto ai partner europei, vanno ricercati, da un lato, in un probabile recupero di competitività delle esportazioni italiane; dall’altro, in una sorta di "ciclo politico" determinato sia dalle misure di sostegno della domanda interna adottate dal precedente Governo nei suoi ultimi mesi, sia dagli annunci degli ulteriori interventi del nuovo esecutivo, influenti sul clima generale di fiducia degli operatori.
… ma in un contesto di rallentamento. La relativa tenuta dell’economia italiana a inizio anno si inserisce, comunque, in un contesto di rallentamento che dovrebbe manifestarsi, in misura piuttosto marcata, nel secondo trimestre del 2001, quando la variazione congiunturale del PIL potrebbe risultare prossima allo zero.
Cosa dicono gli indicatori anticipatori. Le aspettative relative alla seconda metà dell’anno sono orientate nella direzione di un graduale miglioramento, in conseguenza del recupero dell’economia internazionale e delle misure di sostegno della domanda interna. Gli indicatori anticipatori ISAE disponibili segnalano in proposito un terzo trimestre, migliore del secondo, ma ancora sostanzialmente debole e un quarto trimestre di crescita più robusta.
Lo scenario di previsione per l’Italia. L’ISAE conferma la previsione per il 2001 effettuata a gennaio – e ribadita nell’aggiornamento dell’esercizio previsionale di maggio – di un aumento del PIL pari al 2,3%. La leggera limatura rispetto alla precedente stima (che era del 2,4%) tiene conto della non favorevole composizione della domanda aggregata nel primo trimestre di quest’anno, quale risulta dai dati ISTAT: consumi delle famiglie "fermi" e forte accumulo di scorte. Nel 2001, dunque, l’economia italiana crescerebbe marginalmente più dell’area euro (il cui PIL, come detto, dovrebbe aumentare del 2,2%, del 2,1% prendendo a riferimento l’euro-11). Non succedeva dal 1995, anno in cui, però, l’Italia risultò "avvantaggiata", rispetto ai partner europei, dal forte deprezzamento della lira. Nel 2002, la ripresa dell’economia italiana si consoliderebbe, con un aumento del PIL del 2,7%, in linea con lo sviluppo medio della zona euro; a fine 2002, la crescita dell’economia italiana potrebbe attestarsi al 3%.
Gli effetti dello stimolo alla domanda sulla crescita italiana. Sul recupero dell’economia italiana influiranno positivamente i provvedimenti di rilancio della domanda interna adottati dal Governo: fondamentalmente, la legge Tremonti di incentivo agli investimenti in beni strumentali e la legge "Obiettivo" volta a sbloccare la realizzazione delle grandi opere pubbliche. Nelle nostre valutazioni, tali misure potranno avere un impatto solo marginale sulla crescita del PIL di quest’anno (quantificabile in un decimo di punto di maggiore aumento); esse, invece, eserciteranno un impatto più consistente nel 2002, innalzando il tasso di crescita dell’economia italiana di tre decimi di punto.
Investimenti. Gli investimenti in macchinari e attrezzature dovrebbero crescere quest’anno del 3,6% e del 9,1%nel 2002, quelli in costruzione del 2,9% e 4,4% rispettivamente nei due anni. L’impatto della legge Tremonti sulla prima componente di investimenti è stimato in 0,6 punti percentuali nel 2001 e in 2,2 punti nel 2002. Per gli investimenti in costruzioni, l’effetto della legge "Obiettivo" si farebbe sentire nel 2002 nella misura di 1,5 punti percentuali di maggiore crescita.
Consumi. Nella previsione dell’ISAE, la spesa per consumi aumenta nel 2001 del 2,1%, in netta decelerazione (di otto decimi di punto) rispetto al risultato molto positivo del 2000; la ripresa dei consumi si evidenzia soprattutto nel 2002, con un tasso di crescita che si porta, in media d’anno, al 2,6 per cento.
Domanda estera netta. Nella stima ISAE, le esportazioni di beni e servizi aumentano del 6,1% quest’anno, sostanzialmente in linea con l’allargamento del mercato mondiale. Nel 2002, le vendite all’’estero dell’Italia registrerebbero un’accelerazione (+6,4%), mantenendosi però al di sotto della dinamica della domanda mondiale. Dal lato delle importazioni, la dinamica degli acquisti dall’estero dovrebbe rimanere nella media del 2001 (+5,8%) marginalmente inferiore a quella delle esportazioni. Nel 2002, le importazioni potrebbero accelerare in misura significativa (+8,8%).
Mercato del lavoro. Ancora sostanzialmente favorevoli si prospettano gli andamenti nel mercato del lavoro. Nella media del biennio, l’elasticità dell’occupazione al PIL sarebbe pari a 0,6, rimanendo in linea con il valore registrato in media nel triennio precedente e confermando, quindi, il livello molto elevato rispetto agli standard storici che hanno contraddistinto la nostra economia. In termini di persone, l’aumento di occupati è a pari a circa 600.000 unità nell’arco del biennio 2001-2002. Il tasso di disoccupazione continua il processo di graduale discesa, portandosi al 9,9% nella media di quest’anno e al 9,2% nel 2002.
Inflazione. La sostanziale moderazione salariale e l’attenuazione delle spinte esogene sui prezzi, provenienti dalle materie prime e dal cambio, dovrebbero favorire il graduale rientro delle tensioni nei prezzi nel corso della seconda metà del 2001. Il tasso d’incremento dei prezzi al consumo si porterebbe dall’attuale 3% al 2,5% a fine 2001. In assenza di nuovi shock, il tasso d’inflazione continuerebbe a scendere nel 2002, collocandosi sotto il 2% nel secondo semestre. Tale andamento comporterebbe un aumento dei prezzi del 2,8% nella media di quest’anno e dell’1,9% nel 2002. Il differenziale d’inflazione con l’area euro risulterebbe sostanzialmente annullato nei due anni.
Il territorio. Come detto, per la prima volta il Rapporto ISAE presenta un’articolazione territoriale (a livello delle regioni amministrative) della previsione macroeconomica nazionale. Un utile punto di riferimento per valutare il quadro che emerge dalla previsione territoriale dell’ISAE è rappresentato dagli obiettivi assunti dall’ultimo Quadro Comunitario di Sostegno (QCS) relativamente al periodo 2000-06. Tali obiettivi consistono nel puntare a un tasso di crescita del Mezzogiorno significativamente superiore a quello dell’Unione Europea, riducendo il disagio sociale, soprattutto attraverso l’aumento dell’occupazione regolare. Rispetto a questi target, la previsione ISAE 2001-02 fornisce indicazioni abbastanza positive per il mercato del lavoro: prosegue infatti, nello scenario di previsione, la discesa del tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno in misura più rapida che al Centro-Nord; in particolare esso si porterebbe dal 21% del 2000 al 19,2% del 2002. L’occupazione dovrebbe, inoltre, aumentare nel meridione più che nel Centro-Nord (+1,9% nel 2001 e +1,2% nel 2002, contro tassi d’incremento nel Centro-Nord dell’1,3 e 1,2% rispettivamente nei due anni). Il piano di emersione dell’economia sommersa, definito nell’ambito della manovra dei cento giorni, potrebbe influire in misura positiva sulla prosecuzione di queste tendenze.
Segnali contrastanti con gli obiettivi del QCS vengono, invece, dalle previsioni di crescita. Il recupero dello sviluppo del Sud rispetto al Centro-Nord, che aveva caratterizzato gli ultimi anni, si interrompe nella previsione dell’ISAE: l’aumento del PIL nel Mezzogiorno dovrebbe attestarsi al 2,2% nel 2001 e al 2,5% nel 2002, contro incrementi del 2,3 e del 2,8%, rispettivamente nei due anni, nel Centro-Nord. In termini di PIL pro capite, il divario del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord rimarrebbe "congelato" ai livelli dell’ultimo anno.
Finanza pubblica. Per i conti pubblici, secondo la stima dell’ISAE, l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche si colloca quest’anno, in assenza di interventi, a circa 40.000 miliardi di lire, pari all’1,7% del PIL, dopo l’1,5% registrato nel 2000. La diminuzione del disavanzo riprenderebbe, tuttavia, nel 2001, raggiungendo un indebitamento di 29.000 miliardi, pari all’1,2% del PIL.
In assenza di interventi, lo scostamento dell’indebitamento netto del 2001 rispetto a quanto riportato nella Relazione trimestrale di cassa di aprile sarebbe di 15.500 miliardi; nei confronti dell’obiettivo del Programma di stabilità, il divario ammonterebbe a 20.500 miliardi. Lo sconfinamento riflette il rallentamento della crescita economica rispetto alle previsioni iniziali del Governo e l’andamento peggiore delle attese, anche al netto degli effetti della congiuntura, sul fronte delle uscite e delle entrate. Vi hanno inciso vari elementi già messi in luce dall’Audizione dell’ISAE di ottobre 2000 e dal Rapporto ISAE di gennaio 2001: dal lato delle spese, l’insufficiente efficacia delle misure di contenimento degli esborsi per acquisti di beni e servizi e la forte espansione della spesa farmaceutica, in larga misura conseguente all’abolizione dei ticket; dal lato delle entrate, l’indebitamento ha risentito negativamente della notevole contrazione dell’imposta sul risparmio gestito e dell’incompleta realizzazione, rispetto ai programmi, delle dismissioni immobiliari.
Gli interventi predisposti dal nuovo Governo (manovra dei cento giorni) incidono sulle tendenze in corso dell’indebitamento netto. Essi in particolare, grazie a effetti correttivi operanti già nel 2001, consentirebbero di diminuire il disavanzo delle Amministrazioni Pubbliche, a 32.700 miliardi di lire, pari all’1,4% del PIL, quest’anno e a 20.000 miliardi, pari allo 0,8% del PIL, nel 2002. Per realizzare, quindi, l’obiettivo dello 0,5%, fissato per il prossimo anno dall’aggiornamento del Programma di stabilità, sarebbe necessario, nella valutazione ISAE, ampliare la manovra finora disposta di ulteriori 6.000 miliardi di lire. In definitiva, seppure attraverso un percorso diverso da quello indicato nell’ultimo aggiornamento del Programma di stabilità, non sembrerebbe fuori portata l’obiettivo del Patto di stabilità consistente nel pareggio di bilancio al 2003.
Nel Documento di programmazione economico-finanziaria 2002-06, le tendenze in atto comporterebbero disavanzi, in rapporto al PIL, pari all’1,9% nel 2001 (45.000 miliardi) e all’1,7% nel 2002 (42.200 miliardi). Rispetto alle valutazioni tendenziali stimate dall’ISAE, la differenza è di due decimi di punto nell’anno in corso e di cinque decimi nel 2002. Le divergenze emergono sul versante delle entrate e, maggiormente, su quello delle uscite. Il DPEF evidenzia, per il 2001, spese in conto capitale notevolmente maggiori e uscite più elevate sia per interessi che per consumi intermedi. Nel 2002, si confermano stime più alte per le stesse voci, a cui si aggiunge una valutazione della spesa per prestazioni sociali più pessimistica rispetto a quella ISAE. Dal lato delle entrate, il DPEF si attende, sia nel 2001 che nel 2002, maggiori introiti soprattutto per le imposte dirette e più elevati incassi in conto capitale di natura non tributaria. La discrepanza tra le poste in conto capitale, in entrata e in uscita, che dovrebbe riflettersi sul divario totale può dipendere, tuttavia, dalla diversa contabilizzazione degli introiti per dismissioni immobiliari, che l’ISAE, seguendo la contabilità nazionale, pone tra le uscite con segno invertito e il DPEF tra le entrate.
Quanto agli andamenti programmatici, il DPEF riporta gli obiettivi del Programma di stabilità (0,8% nel 2001 e 0,5% nel 2002), salvo rimandare alla nota di aggiornamento, che si redigerà in autunno, l’indicazione più precisa circa la manovra e i risultati che si potrebbero realisticamente conseguire. E’ da rilevare che, per quanto riguarda il 2001, il Governo si impegna a realizzare ogni sforzo per riportare i conti pubblici verso gli obiettivi programmatici: sul fronte delle spese, attraverso una maggiore efficacia del Patto di stabilità interno, misure di carattere amministrativo, una più articolata politica del debito e della tesoreria; sul lato delle entrate, attraverso gli effetti della legge Tremonti e un’accelerazione delle dismissioni immobiliari. Diversamente dalle indicazioni contenute nel DPEF, le previsioni dell’ISAE incorporano, già a partire da quest’anno, gli effetti del piano di emersione
E’ rilevante notare che qualora gli obiettivi per il 2001 e il 2002 non dovessero essere confermati nel prossimo aggiornamento del Programma di stabilità, ciò non comporterebbe il mancato rispetto del Patto di stabilità. Infatti, il Patto vincola unicamente al raggiungimento di un pareggio di bilancio nel medio termine e non a un preciso sentiero di rientro, come riportato nell’Opinion of the Monetary Committee fatto proprio dal Council Regulation of Stability and Convergence Pact il 12 ottobre 1998. Del resto il mancato rispetto degli obiettivi indicati nei Programmi di stabilità sembra molto probabile anche per altri importanti paesi europei, come Francia e Germania; nel caso di quest’ultima, le stime di disavanzo per il 2001 risultano peggiori non solo rispetto all’obiettivo, ma anche al risultato conseguito l’anno scorso.
Aree di intervento. Il raggiungimento degli obiettivi indicati dal Programma di stabilità per il 2002 (indebitamento netto allo 0,5% del PIL) e dal Patto di stabilità per il 2003 (pareggio di bilancio) non è comunque, nelle valutazioni dell’ISAE, impossibile da raggiungere: il saldo zero può essere perseguito. Per questo scopo sono principalmente due le aree su cui di intervento: la spesa sanitaria e soprattutto quella previdenziale.
Per la Sanità, si deve far funzionare a tutti gli effetti il processo di decentramento stabilito con la legge Finanziaria del 2001, che stabilisce regole rigorose, per le Regioni, in caso di formazione di disavanzi. La reintroduzione dei ticket consentirebbe, inoltre, di reperire risorse stimabili in un ammontare di 2.000-2.400 miliardi di lire.
Per le pensioni occorre intervenire con urgenza per modificare andamenti di spesa non sostenibili nel lungo periodo. Nel 2001, si presenta concretamente l’occasione per introdurre tali cambiamenti, nell’ambito della verifica esplicitamente prevista dalla riforma del 1995. Le linee di un intervento che abbia efficacia sono note da tempo. Esse implicano in primo luogo l’innalzamento dell’età pensionabile degli italiani al livello medio europeo (fissando approssimativamente il minimo di un eventuale arco flessibile a sessantacinque anni per i lavoratori di entrambi i sessi). Questa misura comporta come conseguenza - è bene ricordarlo – un risparmio di finanza pubblica e, nel contempo, un aumento del beneficio pensionistico individuale: andare più tardi in pensione, implica infatti maggiori redditi (e, quindi, maggiori contributi versati) per le persone che rimangono al lavoro e, al tempo stesso, pensioni più elevate una volta che gli individui si ritirano dal lavoro.
La seconda linea d’intervento riguarda l’eliminazione delle pensioni di anzianità (fatta eccezione per alcuni lavori particolarmente usuranti) che frutterebbero, nel 2002, circa 3.500 miliardi di lire. Tale misura potrebbe contribuire a finanziare l’onere connesso all’innalzamento delle pensioni più basse, previsto dal Governo. Limitando l’incremento dell’importo a coloro che non dispongono di redditi diversi dalla pensione, si stima che tale onere ammonti complessivamente a circa 2.000 miliardi di lire; con un’entrata in vigore graduale del provvedimento di miglioramento dei trattamenti minimi, l’eliminazione delle pensioni di anzianità a partire dal 2002 consentirebbe sia di coprire l’aumento delle pensioni basse, sia di liberare risorse che andrebbero ad abbattere il disavanzo del prossimo anno per un ammontare pari a un decimo di punto di PIL. Le due ulteriori linee di intervento che completerebbero un’efficace azione volta a modificare in modo strutturale le tendenze della spesa pensionistica riguardano l’abbassamento del tasso di rimpiazzo (cioè il rapporto pensione/salario) e lo sviluppo degli altri due pilastri del sistema pensionistico, ricorrendo maggiormente ai fondi complementari e agevolando l’utilizzo del TFR a finanziamento di fondi pensione.