AI scraping e licenze: cosa cambierà nel 2026 per gli editori

Il tema dello scraping dei contenuti editoriali da parte dell’intelligenza artificiale è diventato uno dei nodi centrali nella relazione tra editori e grandi piattaforme tecnologiche. Negli ultimi due anni, molti publisher hanno adottato strategie difensive, cercando soluzioni tecniche e legali per proteggere i propri contenuti da utilizzi non autorizzati da parte dei modelli di AI generativa.

L’accordo storico tra il Financial Times e OpenAI, siglato nel 2024, ha rappresentato una prima svolta in termini di riconoscimento del valore dei contenuti e di licenze trasparenti. Tuttavia, la situazione resta complessa: secondo Matt Rogerson, direttore globale per le politiche pubbliche e la strategia sulle piattaforme del FT, il 2026 potrebbe segnare un vero reset nei rapporti fra big tech ed editori. Le aziende tecnologiche, infatti, paiono sempre più motivate a trovare soluzioni cooperative per ridurre il rischio legale legato all’uso di contenuti protetti da copyright.

Nonostante i progressi, persistono vulnerabilità nei sistemi di sicurezza dei siti editoriali e continuano i tentativi di aggiramento dei paywall tramite scraping sempre più sofisticato. Tuttavia, si intravede un cambio di paradigma: il “rete si sta stringendo” attorno allo scraping non autorizzato, grazie a un maggior attivismo regolatorio e alla crescente consapevolezza nel settore. Se dal passato si è imparato a “giocare in difesa”, il 2026 potrebbe essere l’anno in cui editori e piattaforme riscriveranno le regole del gioco, cercando un equilibrio più equo tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti.

Fonte: Digiday

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