La Corsa delle Agenzie ai Dati di Prima Parte Nell’Era dell’AI
Nel 2026, la raccolta e il controllo dei dati di prima parte sono diventati la priorità assoluta per brand e agenzie, nonostante le continue oscillazioni delle policy sui cookie di terze parti. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, questa tendenza ha subito un’accelerazione considerevole: le aziende si trovano ora nella posizione di poter processare e normalizzare grandi quantità di informazioni in tempi molto più rapidi, grazie a strumenti sempre più accessibili ed efficienti.
Le organizzazioni preferiscono gestire internamente i propri dati, piuttosto che affidarsi ai cosiddetti “walled garden” di giganti tecnologici come Meta e Google. Questa dinamica si riflette in un’impennata di richieste da parte dei clienti di accedere ai propri dati tramite ambienti cloud gestiti direttamente, rendendo la proprietà del dato un asset chiave per la competitività e la personalizzazione delle strategie di marketing digitale. Secondo Nate Carter di Dun & Bradstreet, le richieste di condivisione ed elaborazione autonoma dei dati sono raddoppiate nell’ultimo anno, segno di un cambiamento strutturale e crescente sensibilità verso la privacy e la trasparenza.
Guardando avanti, il panorama pubblicitario si trasforma: la rapidità con cui brand e agenzie si attrezzano per gestire first-party data diventerà il principale discriminante per affrontare con successo l’era post-cookie e sfruttare al meglio il potenziale decisionale e predittivo dell’intelligenza artificiale. In un contesto dove privacy, velocità e personalizzazione sono imprescindibili, conquistare l’autonomia sui dati significa gettare le basi per un vantaggio competitivo duraturo.
Fonte: Digiday
