Cessione del Quinto INPDAP e INPS 2019: regolamento e caratteristiche

La cessione del Quinto rappresenta la forma di prestito più efficace e sicura per tutti i lavoratori dipendenti e pensionati INPDAP ed INPS. In realtà prima di parlare di questa forma di finanziamento è utile fare una precisazione.

Sin dal 2011 con il decreto Salva Italia varato dal governo Monti, si è stabilita la soppressione di alcuni enti previdenziali con l’obiettivo di contenere la spesa previdenziale.

Grazie a questo decreto anche l’INPDAP è stato di fatto chiuso e le sue funzioni sono state assorbite dall’INPS. Per tale ragione per molti vecchi enti previdenziali adesso si parla di Super INPS. Fatta questa doverosa precisione vediamo insieme cos’è e come funziona questa forma di finanziamento e come si può fare richiesta per accedervi.

Come funziona la Cessione del Quinto INPDAP

L’istituto di previdenza offre varie forme di prestito per tutti i suoi iscritti, ma la forma più particolare e garantita anche dalla legge italiana è quella che prende il nome e forma di cessione del quinto. Questa particolare forma di prestito ha la caratteristica di poter essere estinto tramite la cessione di una quota parte del proprio stipendio o della propria pensione.

Il nome cessione del quinto fa riferimento al fatto che il limite massimo della propria pensione o stipendio che si può cedere è pari ad 1/5 del reddito netto mensile del proprio stipendio o pensione.

La somma massima che si può ottenere dipende quindi dal valore della pensione o dello stipendio e quindi chi disporrà di valori più elevati di reddito potrà accedere a prestiti più elevati.

L’elemento distintivo che differenzia la cessione del quinto dell’ INPS rispetto a tutte le altre forme risiede nel rapporto che esiste tra il periodo di ammortamento ed il massimo importo erogabile. Nello specifico tale importo massimo viene determinato moltiplicando gli anni del periodo di ammortamento per due mensilità medie. La durata massima del prestito è pari a 120 mensilità, quindi 10 anni, ed una minima stabilita in 12 mesi.

Per accedere a questa tipologia di prestito per dipendenti pubblici e statali devono avere un’età compresa tra i 18 ed i 65 anni, estendibile sino ai 67 anni di età. In ogni caso per il lavoratore dipendente la durata del periodo di ammortamento del finanziamento non può eccedere il termine di durata del rapporto lavorativo.

Nel caso si tratti di pensionati il piano di rimborso non può superare il compimento del 90esimo anno di età.
La caratteristica principale che differenzia questa forma di prestito dalle altre è quella che per accedervi non si devono fornire della garanzie ulteriori, in quanto l’unica garanzia da fornire è data dal proprio stipendio o dalla propria pensione.

Nello specifico questo tipo di prestito coinvolge direttamente anche il datore di lavoro, statale, o l’ente pensionistico. Infatti sono questi ultimi enti che devono trattenere la rata sullo stipendio o pensione del richiedente per poi girarlo direttamente alle casse dell’ente che eroga il prestito. Il datore di lavoro all’atto della presentazione della richiesta è obbligato ad accettarla, e non può eludere tale obbligo.

Il datore di lavoro o l’ente erogatore della prestazione pensionistica non è responsabile del pagamento della stessa ma è solo incaricato di versare la rata all’ente che ha erogato il prestito.

Nel caso in cui il lavoratore dipendente venga licenziato o si dimetta il datore di lavoro dovrà trattenere tutte le somme maturate dal dipendente presso l’azienda, quali ad esempio liquidazione ed ultimo stipendio, e versarle all’istituto che ha consesso il prestito al lavoratore.

Ricevuta tale somma la banca la utilizzerà per estinguere totalmente o parzialmente il debito residuo che il lavoratore ha nei confronti della stessa.
Dato il basso rischio che è collegato a tale operazione, la cessione del quinto consente di poter ottenere delle somme più elevate rispetto ad una forma di prestito tradizionale. Per tale ragione proprio in virtù di un rischio minore rispetto ad altre forme i tassi di interesse applicati dalla banca saranno più bassi.

Un ulteriore grande vantaggio della cessione del quinto INPS ed INPDAP risiede nel fatto che possono accedervi anche i richiedenti che hanno avuto dei piccoli problemi con le rate di altri finanziamenti. Difatti data la solo garanzia costituita dal proprio stipendio o pensione non si andrà mai a guardare la storia pregressa del pagatore.

Cosa fare per richiedere il prestito inpdap

La persona che vuole accedere a tale forma di prestito deve fare innanzitutto fare richiesta ad una banca oppure ad un’ente convenzionato con l’INPS. Nella maggior parte dei casi gli enti o le banche contattano direttamente i clienti, proponendogli tale forme di prestito. Il mercato in questo senso è molto sviluppato e consente di avere tante opportunità da poter scegliere.

Il tasso di interesse che verrà applicato dall’ente rispecchierà il tasso di interesse che in quel momento il mercato stabilisce. Per scoprire quali sono tutte le banche e gli istituti di credito convenzionati basta collegarsi al sito internet dell’INPS e verificare quali sono tutti gli enti convenzionati.

Una volta visionati gli enti si può scegliere quello più confacente alle proprie richieste e contattarlo per ottenere un preventivo ed avviare l’iter procedurale.
Ricordiamo che la durata massima del prestito è fissata in 10 anni, quindi 120 rate, e secondo la legge si deve obbligatoriamente stipulare una polizza assicurativa che copra il caso morte dell’asscicurato.

Il peso di tale polizza, che viene inglobata di norma all’interno del prestito, è variabile e dipende all’età dell’assicurato. Più è alta la sua età e maggiore sarà il costo della polizza assicurativa.

Dobbiamo sottolineare che ci sono delle categorie che non possono accedere a questo tipo di prestito. Esse sono i titolari di assegni sociali, gli invalidi civili, i titolari di indennità di disoccupazione o cassa integrazione ed i titolari di assegni familiari. La ragione di esclusione di tali soggetti risiede nel fatto che il nostro ordinamento già prevede per tali soggetto degli altri tipi di garanzie.

Premesso questo veniamo ai passaggi veri e propri che si devono fare per accedere alla richiesta. Per questo caso è utile fare una distinzione tra dipendenti e pensionati INPS.

Per i pensionati il primo passo da fare è quello di dimostrare di essere titolare di un rapporto di pensione. Gli enti convenzionati possono, previa autorizzazione del richiedente, accedere direttamente a questi dati presso l’ente erogatore.

Il secondo passaggio da fare una volta stipulato il pre contratto è quello di determinare l’importo massimo della quota cedibile presso l’INPS, che consentirà di poter fare un preventivo preciso riguardo la somma che può essere erogato e l’importo della trattenuta sulla pensione.

Una volta fatto questo e stipulato il contratto definitivo con il beneficiario il passo successivo sarà quello di inviare telematicamente la domanda al portale dell’INPS ed aspettare poi i tempi di espletamento della pratica. Importante da sottolineare che oggi è obbligatoria la telematicità con cui deve essere fatto tutto il procedimento.

Dal 2011 la mancanza della trasmissione telematica comporterà l’impossibilità di fruire del finanziamento Se il processo va bene dall’atto dell’accettazione della domanda da parte dell’INPS entro 30 giorni il beneficiario dovrebbe avere l’erogazione del prestito direttamente sul proprio conto bancario o postale.

Nel caso dei dipendenti è importante essere titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato e fari rilasciare dall’ente una attestazione che certifichi l’esistenza de rapporto e lo stato di servizio.

Una volta che il dipendente ha questa documentazione può recarsi presso l’ente erogatore per la stipula del contratto munito di una copia del documento e del codice fiscale.

Come già precisato l’importo dello stipendio sarà utile per determinare l’importo del prestito e successivamente l’ente erogatore dovrà avere solo la premura di presentare la domanda all’INPS esclusivamente n modo telematico.

I tassi di interesse per il 2018 e le anticipazione per il 2019

L’INPS periodicamente provvede a pubblicare i tassi di interesse per l’anno in considerazione. Per l’anno in corso per gli importi sino a 15.000 euro il tasso previsto è del 11.81%, mentre per gli importi superiori i tassi di interesse sono del 9,04%.

Questi valori sono indicativi per le banche che erogano il prestito, il cui TAEG (ovvero il tasso globale comprensivo di tutti i costi) non dovrebbe discostarsi molto da tale valore. Per il 2019 i valori non dovrebbero variare di tanto anche se i tassi di interesse praticati dalla Banca Centrale Europea dovrebbero poi ricominciare a salire. E’ bene verificare sempre questi valori per scegliere ed ottenere il tasso migliore dall’ente che eroga il prestito.

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