Assegno Postdatato: Cos’è, rischi e sanzioni, cosa dice la legge?

Gli assegni figurano ancora tra i più richiesti metodi di pagamento tradizionali utilizzati, ed è prassi comune e diffusa la presentazione di assegni postdatati per adempiere a contratti di diversa natura.

È bene specificare che non sempre si commette reato nell’emettere un assegno postdatato ma è comunque possibile incappare in spiacevoli inconvenienti sia di natura amministrativa che fiscale.

Nell’articolo analizzeremo insieme il significato di assegno postdatato e gli eventuali rischi e sanzioni in cui potreste incorrere utilizzando questo strumento di pagamento.

Definizione di assegno postdatato

L’assegno è uno strumento di pagamento che consente al titolare di un conto corrente (traente) di trasferire denaro ad un’altra persona (beneficiario).

Come correntisti vi viene rilasciato un carnet contenente un numero prestabilito di assegni, composti da due parti: una matrice che rimarrà come promemoria al titolare e che conterrà il numero dell’assegno emesso e la parte con l’assegno vero e proprio da staccare e compilare.

Compilando un assegno bancario, vi ritroverete a dover inserire alcune voci necessarie all’incasso dello stesso e garantirne la sua validità: luogo, data , importo in cifre e lettere, beneficiario e firma dell’emittente. Un assegno, si può quindi definire postdatato, nel caso in cui presenti una data di emissione postuma a quella corrente o non la presenti affatto.

In quali circostanze viene richiesto un assegno postdatato

In molte occasioni, come nel caso di una caparra per la locazione di un immobile, potrebbe esservi richiesto un assegno a garanzia del debito.

Talvolta invece il titolo di credito viene consegnato al creditore(prenditore) a garanzia di un contratto o per dilazionare un pagamento; nel caso in cui il debitore(traente) adempia ai propri obblighi entro la scadenza gli verrà regolarmente restituito, nel caso sia inadempiente invece varrà come titolo esecutivo.

In entrambi i casi potreste quindi ritrovarvi a dover compilare l’assegno inserendo una data posteriore a quella di stipula del contratto.

Emettere assegni postdatati è legale?

È bene precisare che l’emissione di un assegno postdatato non costituisce un illecito né amministrativo, né penale ma solo una evasione fiscale di piccolo conto che potrà sanarsi regolarizzando il titolo, ovvero pagandone imposta e sanzioni.

L’assegno bancario infatti è un titolo pagabile a vista, ovvero immediatamente nel momento in cui viene presentato allo sportello ed emesso da un possessore di conto corrente ad uno specifico beneficiario e dovrebbe quindi riportare, come data, quella della sua emissione e non una successiva.

Per presentare una promessa di pagamento futuro infatti si dovrebbe emettere un diverso titolo: la cambiale. Che a differenza dell’assegno sconta l’imposta di bollo pari al 12 per mille dell’importo indicato. In questo senso si configura un reato di tipo fiscale, ovvero nel tentativo di evasione dell’imposta di bollo della cambiale che si pagherebbe all’acquisto della stessa, e che non avviene nel caso dell’assegno.

Qual è la conseguenza di un assegno postdatato?

In teoria, non ci sono conseguenze, se il creditore conserva l’assegno nel cassetto e lo porta allo sportello alla data indicata sul titolo o a una data successiva. In questo caso il pagamento è da considerarsi avvenuto alla data dell’incasso, momento a cui corrisponde l’estinzione del debito, la postdatazione risulta nulla e la regolarizzazione avviene in maniera automatica.

Le conseguenze si possono presentare nel momento in cui l’assegno, nonostante presenti una data successiva a quella del suo rilascio, venga incassato dal creditore. In questo caso la banca è tenuta a pagarlo ma a condizione che chi richiede l’incasso dovrà prima regolarizzare l’imposta di bollo pagando l’importo evaso, corrispondente al 12 per mille dell’importo indicato.

Cosa succede al momento del pagamento?

Se intendete usare un assegno bancario dovrete, come prima cosa, assicurarvi di avere a disposizione nel conto corrente una somma di danaro pari o superiore a quella che indicherete sull’assegno stesso.

Ciò è importantissimo per evitare di emettere assegni a vuoto, cioè privi di copertura finanziaria, atto che può comportare conseguenze amministrative e penali.

E se il conto risulta scoperto?

Chiaramente, chi emette un assegno postdatato, lo fa per necessità ovvero perchè non dispone della somma necessaria a saldare il proprio debito nella data odierna. Quindi, è fondamentale assicurarsi che al momento dell’addebito, la cifra necessaria a saldare l’assegno sia stata accreditata sul conto con la valuta corretta, o tramite bonifico o tramite versamento contante.

Nel caso in cui l’assegno risulti scoperto, che in termini tecnici viene chiamato “senza provvista”, la banca non potrà effettuare il trasferimento di denaro e il traente commetterà un illecito amministrativo.

Iscrizione al CAI

La Centrale di Allarme Interbancaria è un archivio consultato da istituti di credito e finanziarie, che raccoglie i dati di assegni non pagati o irregolari, contenenti le generalità dei soggetti e le eventuali sanzioni amministrative.

In caso di assegni scoperti, si viene comunque iscritti alla CAI su segnalazione della banca, questo comporta la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni bancari per sei mesi e l’obbligo della restituzione del restante libretto inutilizzato.

In caso di assegni impagati, l’iscrizione alla CAI viene automaticamente cancellata dopo sei mesi dalla sanzione di revoca dell’emissione di assegni.

Il protesto

Oltre all’iscrizione alla CAI, spesso viene attivata la procedura di protesto. Tale procedura si avvale di un pubblico ufficiale(notaio o ufficiale giudiziario) che potrà emettere un atto formale chiamato ” avviso di levata”, recapitandolo al domicilio del debitore, per richiedere il pagamento dell’assegno scoperto.

Per sanare questa situazione il debitore dovrà procedere al pagamento, che però includerà gli interessi legali, le spese del protesto e una maggiorazione dell’importo di circa il 10% come penale e dimostrare il pagamento all’ufficiale giudiziale entro il termine di 60 giorni.

Qualora il debito non venga ancora saldato dopo 60 giorni, si procederà all’iscrizione al CAI e alla segnalazione del debitore al prefetto, che alla fine del procedimento è solito emettere una sanzione amministrativa.

In base alla reiterazione del reato, sarà il prefetto a decidere, in base alla gravità del reato e all’importo dell’assegno, la sanzione più adatta.

Nei casi più gravi si può incorrere nel divieto di emettere assegni per un periodo variabile da due a cinque anni e nell’interdizione dall’esercizio della propria professione o attività imprenditoriale per due mesi. In base alle disposizioni di legge, il protesto verrà automaticamente cancellato dopo 5 anni.

Conseguenze penali

L’unico caso in cui si può incorrere in conseguenze penali è molto raro e insorge nel momento in cui il debitore non avrà sul conto la copertura necessaria a saldare l’importo dell’assegno alla data indicata sullo stesso.

Oltre a questa eventualità che comporterebbe un protesto, deve anche verificarsi un raggiro del creditore tramite artifici, messe in scena o una lunga trattativa da parte dell’acquirente al fine di aumentare la propria credibilità.

In questo caso, non disponendo dei fondi necessari a saldare il proprio debito e avendo convinto il debitore a stipulare un contratto in via della propria solvibilità, si incorre nel reato di insolvenza fraudolenta.

Conclusioni

Se davvero avete la necessità di utilizzare un assegno postdatato, cercate di fare molta attenzione per non precludevi eventuali accessi al credito futuri. Gli assegni rimangono un valido strumento di pagamento integrativo ad altri prodotti bancari, se utilizzati in maniera corretta e trasparente.

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