Spread e Mutui: L’incremento dello spread ha effettuo sui mutui?

Chiunque segua i telegiornali, legga i quotidiani, navighi su internet o semplicemente scorra la propria homepage di Facebook si imbatterà molto di frequente nei termini come spread, mutui e altri vocaboli finanziari sempre più alla ribalta negli ultimi periodi.

Chi di voi non ricorda l’ansia, la preoccupazione e la paura che la parola spread ci ha suscitato solo pochi anni fa tanto da farci temere un inimmaginabile crack e fallimento dello Stato italiano?

Conversando con un collega, un familiare o semplicemente con un conoscente non è raro che ci si imbatta in una conversazione sullo spread, in particolar modo quando ci si trova a discutere di tematiche in ambito politico, oppure a parlare di tassi di interesse relativi al mutuo, consigli per pagare di meno, quale mutuo conviene scegliere e così via.

Qui si cercherà di spiegare nel modo più chiaro possibile cosa si intende per spread e come e se lincremento dello spread ha effetto sui mutui. Bisogna semplicemente superare la paura di confrontarsi con temi appartenenti al mondo della finanza che ci sembrano così lontani ma che in realtà sono molto più vicini a noi di quanto possiamo credere, tant’è vero che questi hanno una ricaduta diretta sulla nostra vita quotidiana.

Cos’è lo spread?

Si potrebbe scommettere qualsiasi cifra sul fatto che ognuno di noi abbiamo sentito parlare di spread almeno una decina di volte nella sua vita. Ormai la parola spread è entrata a far parte del nostro gergo comune sebbene gran parte delle persone non sa effettivamente cosa si intende per essa.

Spread è un termine di origine anglosassone e come ben si sa il mondo della finanza e dell’economia è ricca di termini anglofoni. Tale termine tradotto letteralmente in italiano significa differenziale, quindi utilizzando tale termine è più facile spiegare cos’è lo spread.

Possiamo a questo punto affermare che lo spread è il differenziale tra il rendimento dei Btp italiani e i Bund tedeschi di durata decennale.

Lo spread è collegato al debito pubblico

Per capire bene partiamo dall’inizio. Come ben si sa gli stati per poter mettere in atto le loro politiche economiche necessitano di risorse monetarie che, detto in parole povere, ricavano attraverso l’imposizione fiscale che grava sui contribuenti.  Generalmente però, le risorse così ricavate dagli Stati sono inferiori rispetto alla spesa effettuata da questi.

Soprattutto in questi anni in cui si è assistito ad un forte rallentamento dell’economia dell’intero pianeta, essendoci stata una contrazione dell’occupazione e un riduzione del numero dell’imprese, da un lato sono diminuite le entrate per l’erario sul fronte delle imposte e delle tasse, dall’altro lo Stato ha dovuto aumentare le spese per far fronte a condizioni di disagio economico-sociale per aiutare tutte le persone che si sono ritrovate in difficoltà per colpa della crisi.

E’ chiaro quindi che vi è uno squilibrio tra uscite ed entrate pubbliche, tale differenza prende il nome di debito pubblico. Infatti gli Stati devono finanziare questa differenza negativa emettendo appunto titoli del debito pubblico, che possono essere i Bot, CTZ, CCT e BTP.

Tra i titoli del debito pubblico più popolari sia tra gli investitori istituzionali che gli investitori privati italiani vi sono i BTP, che è un acronimo che sta per Buoni del Tesoro Pluriennali.

Esistono Btp con diverse durate ma quello che interessa in termini di spread è il Btp decennale. Il Bund tedesco (che è l’abbreviazione di Bundesanleihen) altro non è che il il fratello tedesco del Btp italiano.

Significato dello spread

Capito cos’è lo spread e come questo è collegato al debito pubblico non resta altro che capirne il significato economico-finanziario. Sopra si è detto come lo spread altro non è che un numero che esce fuori da una banale sottrazione tra il tasso di interesse a cui il Tesoro italiano ha venduto agli investitori i Btp decennali e il tasso di interesse presente sui Bund tedeschi.

Ciò significa che maggiore sarà lo spread maggiore sarà la differenza tra quanto lo stato italiano pagherà in interessi agli investitori che hanno acquistato debito pubblico italiano rispetto agli interessi che la Germania pagherà a coloro che hanno acquistato titoli del debito pubblico tedesco.

Questa differenza, in termini finanziari, non esprime altro che il differente grado di fiducia che gli investitori nutrono nei confronti dell’Italia e della Germania. Non a caso il punto di riferimento per calcolare lo spread all’interno dell’Europa è rappresentato dal rendimento dei titoli tedeschi in quanto la Germania è vista dagli investitori come lo Stato europeo che offre una maggiore garanzia per la restituzione del proprio debito pubblico.

A livello di debito pubblico il tutto si traduce nel semplice meccanismo che se aumenta lo spread (ad esempio a causa di tensioni politiche in Italia o perchè il Pil è cresciuto meno di quanto il governo aveva precedentemente stimato) l’Italia dovrà pagare interessi più elevati per finanziare il proprio debito.

Come e se lo spread ha effetto sui mutui

La paura principale di chi ascolta notizie negative sulla risalita dello spread è quella di veder crescere la propria rata del mutuo variabile. Ma in realtà, almeno nel breve-medio termine, chi ha un mutuo a tasso variabile deve stare tranquillo perché l’incremento dello spread non ha effetti diretti sull’aumento del tasso di interesse praticato sui mutui in vigore.

Capiamo meglio il perché. Il tasso di interesse applicato ai mutui concessi da parte delle banche sono frutto della somma tra due distinti indici o tassi che sono: lo spread e l’Euribor per i mutui a tassi variabile (Euris per i mutui a tasso fisso).

Lo spread applicato dalla banca però è ben diverso dal comune spread di cui si parla spesso ai telegiornali e di cui sopra si è ampiamente parlato, infatti lo spread applicato dalle banche altro non è che un ricarico (un margine) che ciascuna banca applica al fine di ottenere un profitto come “ricompensa” per aver prestato denaro.

Gli altri due tassi invece sono frutto del cosiddetto mercato interbancario e l’Euribor inciderà sulla rata del mutuo a tasso variabile mentre il valore dell’Euris vigente al momento della stipula del mutuo a tasso fisso determinerà il tasso di interesse che sarà applicato in maniera costante per tutta la durata del mutuo.

Ovviamente chi ha un mutuo a tasso fisso non ha quindi nulla da temere in quanto il tasso di interesse è fisso ed è scritto all’interno del contratto di mutuo.

Meno certezze hanno i titolari di un mutuo a tasso variabile che ben sanno che il tasso di interesse è appunto variabile e non costante, tuttavia l’Euribor (il responsabile dell’andamento dei tassi di interesse dei mutui variabile) è scollegato dal fenomeno dello spread relativo ai titoli di Stato poiché tale tasso è principalmente influenzato dalla politica monetaria messa in atto dalla BCE.

Infatti è proprio grazie alla politica monetaria espansiva decisa da Mario Draghi che i tassi di interesse relativi ai mutui sono da un paio di anni a questa parte particolarmente vantaggiosi.

L’aumento dello spread potrebbe incidere in maniera negativa sui mutui esclusivamente in casi rarissimi, ad esempio se l’aumento dello spread dovesse verificarsi in relazione a situazioni di gravissima tensione sull’economia del Paese e che quindi potrebbe portare le banche a tutelarsi in misura maggiore sulla concessione di nuovi mutui chiedendo un tasso di interesse più elevato per compensare tale rischio.

In conclusione lo spread è più un “fattore mediatico” che un reale problema per chi ha un mutuo

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